La Manovra 2019: risse e retromarce

Ieri alla Camera il Governo ha incassato la fiducia con 327 sì e 228 no sulla manovra economica. Oggi pomeriggio il via libera finale. Così la Legge di Bilancio 2019 è giunta al rush finale. Un calendario inedito, in genere il testo viene approvato prima della pausa natalizia, ma la lunga trattativa con la commissione Ue per evitare la procedura d’infrazione ha determinato lo slittamento dei tempi e una corsa contro il tempo, fino all’ultimo minuto.

E’ la prima Manovra del Governo giallo-verde: la norma attraverso la quale l’Esecutivo decide la rotta che terrà il Paese nell’esercizio successivo. Ma mai come quest’anno il testo è sotto i riflettori per le numerose retromarce che portano con difficoltà a riconoscere una somiglianza tra la prima bozza, figlia del contratto di Governo per il cambiamento e il maxi-emendamento che verrà domani votato in terza lettura.

“Esperienza di governo innovativa, che scandisce un significativo mutamento di passo della politica italiana.” Così in apertura il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, nella consueta conferenza stampa di fine anno, ha giudicato i suoi primi mesi di mandato, difendendo la manovra: “non è vero che è stata scritta da Bruxelles, l’Ue ha solo suggerito formula congelamento spesa”.

E’ bagarre in Aula alla Camera. Le opposizioni protestano dopo il voto in commissione senza che sia stato esaminato nessun emendamento. Servono i commessi per non far venire alle mani deputati di opposizione e maggioranza. Una copia del testo vola sul banco del governo. Litigi e polemiche sono dovuti al fatto che si richiede maggiore tempo per arrivare a un equilibrio sulla legge di bilancio. Si contesta, soprattutto, che nel documento i due provvedimenti simbolo delle politiche economiche del Governo, ovvero reddito di cittadinanza e riforma pensioni, non sono presenti. Il Partito Democratico ha, inoltre, depositato un ricorso alla Consulta sull’iter di approvazione della Legge di Bilancio, sollevando il conflitto di attribuzioni tra i poteri dello Stato, in violazione dell’articolo 72 della Costituzione. Una lesione – dichiara il capogruppo dei dem al Senato, Andrea Marcucci – delle prerogative costituzionali.

Il Governo per avere l’ok da Bruxelles ha dovuto presentare un maxiemendamento in cui, come una sorta di garanzia per la tenuta dei conti, sono state riproposte le clausole di salvaguardia a partire dal 2020: se non verranno disinnescate (costo circa 23 miliardi) scatterà l’aumento dell’Iva e delle accise sui carburanti.

Il testo contiene numerose novità in materia di fisco, tasse, prestazioni a sostegno del reddito, investimenti, tagli e sanità.

 

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